Lettera a Sergio Marchionne

Egregio Dott. Marchionne,

cogliamo l’occasione della sua presenza a Bologna oggi per esporle brevemente un’insieme di problematiche che riguardano le lavoratrici e i lavoratori del gruppo Fiat, nella speranza di trovare in Lei, almeno questa volta, un ascoltatore attento e disponibile ad un confronto civile.

Il tema della Sua lezione all’Alma Graduate School di Bologna, scrivono i giornali, sarà l’ esercizio della leadership. E’ evidente che Lei in questi mesi si è accreditato agli occhi di una parte dell’ opinione pubblica e del mondo delle imprese come un manager di prestigio e stimato, un uomo che è stato capace di risanare Fiat e di conquistare persino i mercati americani. Vorremmo però chiederle se, in tutta coscienza, Lei percepisca la stessa stima e lo stesso prestigio fra i suoi collaboratori, siano essi impiegati, tecnici, ingegneri od operai.

Noi riteniamo che purtroppo tale prestigio, tale stima, a causa di tanti suoi errori di valutazione (non ultime le vicende di Pomigliano e Mirafiori) abbiano subito un tracollo verticale.

Ci sembra quindi curioso che l’ Università abbia deciso di invitare proprio Lei a tenere una lezione sulla leadership. Ma come? Siamo nel 2011 e ancora non si riesce a distinguere tra autorevolezza e autoritarismo?

Diciamo questo, Dott. Marchionne, perché il suo progetto ha palesi connotati autoritari.

Che cosa significa infatti ridurre le pause a degli operai che passano otto ore in catena di montaggio se non voler imporre un progetto autoritario?

Cosa significa spostare la mensa a fine turno, impossessarsi dei permessi dei lavoratori, e aumentare le ore di straordinario, se non voler affermare la propria indiscutibile autorità?

Cosa significa sfasciare il contratto nazionale, espropriare i lavoratori del loro sacrosanto diritto ad eleggere i propri rappresentanti sindacali, a scioperare contro le ingiustizie, se non voler tornare a modelli organizzativi vecchi, ottocenteschi? Ma forse ci sbagliamo noi. Forse Lei, dott. Marchionne, è stato invitato proprio in qualità di esempio, ma di esempio negativo, di come cioè non si deve guidare un gruppo industriale, di come non ci si deve rapportare con i propri collaboratori.

Guardi, ci creda, diciamo questo con grande rammarico anche perché all’inizio della sua esperienza in qualità di AD del gruppo Fiat aveva innegabilmente suscitato aspettative e speranze. Ricorda quando dichiarò che competere sulla compressione dei salari non serviva a nulla, che non si poteva spremere ulteriormente i lavoratori? Poi, di punto in bianco, una giravolta degna di un contorsionista. E così si è arrivati a sottrarre anche i 1200 euro di premio di risultato nel 2010 a tutti i lavoratori del gruppo. Senza parlare del piano industriale che nessuno conosce, della assoluta assenza di nuovi modelli, della mancanza di investimenti in ricerca e sviluppo, ecc. Ad aggravare la situazione ci si mettono pure i disastrosi dati delle vendite. Anche questa è colpa degli operai? Anche questa è colpa dei famigerati dieci minuti di pausa, della mensa, ecc.?

O non è forse la sua strategia di marketing che in Italia è a dir poco fallimentare. Gli stessi concessionari ammettono che ogni volta che Lei parla si vendono meno macchine. L’ opinione pubblica è stanca. Altro che operazione simpatia! Fiat non è mai stata tanto antipatica agli italiani come in questi anni e Lei ne porta in gran parte la responsabilità sulle spalle. Anche questa aggressione assolutamente violenta alla Fiom e ai lavoratori che essa rappresenta sortisce effetti contradditori. Certo la Fiom ha delle difficoltà, ma per contro vediamo aumentare ovunque (e soprattutto nelle fabbriche Fiat) gli iscritti; le elezioni delle RSU registrano successi a dir poco clamorosi; infine, l’adesione alle manifestazioni e agli scioperi non è mai stata così alta. Persino gli impiegati, da sempre una categoria poco sindacalizzata, iniziano ad avvicinarsi con simpatia alla Fiom-Cgil.

E dire che Lei, dalla sua posizione, con la sua intelligenza, poteva davvero contribuire a uno scatto in avanti del paese, a una sua modernizzazione, a una svolta positiva nelle relazioni industriali; invece ha portato in un paese che non ne aveva assolutamente bisogno lo scontro sociale, infine ha  soffiato sul fuoco di un disagio che la stessa Fiom cerca di incanalare con grande fatica ma anche con grande senso di responsabilità

Quello che rimane di tutto questo sono certamente i suoi inequivocabili successi finanziari, tanto che un operaio per guadagnare ciò che Lei guadagna in stock options deve lavorare 10 mila anni. Si rende conto quanti sono 10 mila anni di lavoro? Ebbene l’età media delle piramidi è di circa 4.500 anni! E’ retorica questa? Forse, ma è anche la stridente verità che non può non indignarci.

Per concludere, le critiche che le lavoratrici e i lavoratori della Fiom le rivolgono con asprezza ma anche con grande educazione, come vede non sono altro che critiche di buon senso e, oseremmo dire, addirittura sagge, non ideologiche, supportate soltanto dalla mera analisi dei fatti.

Faccia uno sforzo questa volta, le tenga in considerazione. Non ci sarà bisogno di ricordarle Socrate (in fondo Lei ha studiato filosofia) quando diceva: “…Lo giuro sul cane (bisogna infatti che vi dica la verità), cittadini ateniesi, ho proprio provato le impressioni che sto per dirvi: proprio quelli che erano tenuti in maggiore considerazione degli altri (i potenti e i ricchi) sono per così dire risultati, nelle mie ricerche, in base alla parola del dio, i meno provvisti di sapienza di tutti: quelli che sembravano invece tanto modesti erano i più vicini all’ esser sapienti.

…E chissà che la sapienza dei lavoratori, per una volta, non le indichi la strada giusta da seguire…

 Cordiali saluti .

                                    

                                                        Segretario Generale della FIOM  Bologna

                                                                           (Bruno Papignani)