Assemblea generale del Comitato Centrale Fiom-Cgil. 14 gennaio 2022: Documento conclusivo

L’Assemblea generale del Comitato Centrale della Fiom-Cgil riunita il 14 gennaio del 2022 approva la relazione e le conclusioni della Segretaria generale Francesca Re David, il contributo alla discussione della Segretaria nazionale della Cgil Ivana Galli e gli interventi nella discussione.

L’Assemblea generale del Comitato Centrale ritiene indispensabile dare continuità alle iniziative di mobilitazione, culminate con lo sciopero generale del 16 dicembre indetto da CGIL e UIL con le manifestazioni che hanno visto una straordinaria partecipazione di lavoratrici e lavoratori metalmeccanici in piazza. Dalla mobilitazione generale ad oggi non è seguito un cambiamento significativo nel metodo e nei contenuti delle scelte che hanno caratterizzato il segno della manovra economica.

La continuità delle iniziative con le lavoratrici e i lavoratori è resa necessaria anche da una mancanza di coinvolgimento nelle decisioni sulla gestione della crisi pandemica a partire dai luoghi di lavoro e la tutela della salute e sicurezza. La Fiom conferma la pratica contrattuale dei protocolli contro il diffondersi del Covid-19 e la necessità di garantire il diritto alla vaccinazione in Italia e nel mondo per le persone come strumento fondamentale per sconfiggere la pandemia, come del resto ribadito dalla Cgil.

Il 2022 si apre all’insegna di un quadro congiunturale sempre più incerto e le prospettive su scala globale sono condizionati dalla crescita esponenziale dei prezzi nei settori dell’energia e delle materie prime, la crisi nelle catene globali del valore, il rallentamento della produzione industriale, anche al netto di possibili evoluzioni negative della dinamica della pandemia.

Senza interventi pubblici il rischio di una “tempesta perfetta” potrebbe colpire in particolare la fragile ripresa del nostro Paese.

E’ fondamentale creare le condizioni di un consolidamento degli elementi di risalita conseguiti nel 2021 intervenendo sulle crisi industriali aperte e sulle fragilità strutturali dell’economia e della produzione.

Il provvedimento cosiddetto antidelocalizzazioni, è in realtà una proceduralizzazione delle decisioni unilaterali delle multinazionali e dei fondi di cessare le attività sul territorio nazionale, esattamente il contrario di quanto necessario e richiesto dalle iniziative della Fiom e dei lavoratori.

In una fase straordinaria di transizione per l’industria oltre all’assenza di politiche industriali, l’intervento di manutenzione degli ammortizzatori esistenti è inadeguato ad affrontare la ristrutturazione e riorganizzazione che impatta intere filiere e non solo singole imprese. La Fiom ha chiesto di aprire un confronto per la creazione di un ammortizzatore sociale specifico da accompagnarsi alle politiche industriali di investimento per una giusta transizione ambientale e sociale che garantisca la continuità dell’occupazione e la valorizzazione delle competenze con azioni specifiche di formazione come con il fondo nuove competenze non rifinanziato nella manovra.

Tali interventi sarebbero dovuti essere tempestivi per affrontare con un supporto legislativo straordinario le crisi che, in particolare dallo sblocco dei licenziamenti, si sono determinate nel settore metalmeccanico a partire da Gianetti Ruote, GKN, Timken, Speedline, Caterpillar, oltre alle vertenze già in essere come Whirlpool, Embraco, ACC che si sono aggiunte alle vertenze ancora aperte nelle aree di crisi complessa dalla siderurgia all’automotive, fino alle telecomunicazioni e istallazioni.

Il PNRR e la legge di bilancio non hanno una visione di prospettiva sulla collocazione dell’industria nazionale nello scenario europeo e mondiale, infatti non sono previsti investimenti a capitale pubblico privato che implementino il nostro sistema industriale e di ricerca e sviluppo mentre in Europa i singoli Paesi adottano politiche di sovranità industriale attraverso il reshoring delle catene del valore.

Siamo di fronte a una spesa pubblica dispersa in mille rivoli, organizzata con l’istituzione di 73 nuovi Fondi, una legge di bilancio espansiva ma non redistribuiva, con alcune scelte, come quelle sul fisco, che semmai indicano una redistribuzione rovesciata oggi certificata anche dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio e sottratta a qualsiasi intervento del Parlamento.

È quindi evidente che se si vuole intervenire sulle grandi questioni aperte (politica industriale, mercato del lavoro, previdenza, fisco, sanità) occorre farlo prima della presentazione a marzo del DEF, pur in un quadro di incerta e delicata transizione politico-istituzionale.

Questa nuova condizione impone una riflessione sulla nostra contrattazione: il contrasto alla crescita della precarizzazione dei rapporti di lavoro deve essere una priorità costruendo percorsi di stabilizzazione e bacini di prelazione all’assunzione. E’ necessario aprire un confronto con il Governo per superare l’attuale legislazione sul mercato del lavoro e rendere il contratto di lavoro a tempo indeterminato la tipologia contrattuale di assunzione prioritaria. Del resto in altri Paesi europei come la Spagna, parti sociali e Governo hanno proceduto al varo di un provvedimento legislativo teso a superare la condizione di precarietà.

Sul piano contrattuale la chiusura del ciclo dei rinnovi dei contratti nazionali della categoria sono un risultato straordinario dato il contesto in cui sono avvenuti. Segno di una capacità delle e dei metalmeccanici di affrontare sul piano sindacale una condizione di incertezza economica e di instabilità del sistema di relazioni industriali e del quadro politico-istituzionale. La sfida oggi è far vivere nel rapporto con le lavoratrici ed i lavoratori le innovazioni e i contenuti normativi e i risultati salariali, a partire da un impegno della categoria nella implementazione della contrattazione di secondo livello.

A livello nazionale sono attive le Commissioni previste dalla prima parte del CCNL della Federmeccanica-Assistal l’Osservatorio sull’industria e l’occupazione è impegnato nella costruzione di un documento sull’automotive; la Commissione Formazione sta rendendo operativi gli strumenti per l’esercizio del diritto soggettivo alla formazione attraverso la costruzione della piattaforma di Metapprendo; sono insediate e stanno lavorando inoltre le commissioni su pari opportunità, salute e sicurezza mentre la parte normativa sul lavoro agile è in fase di confronto, anche alla luce del protocollo sul lavoro agile siglato dalle confederazioni con il Ministero del Lavoro di cui abbiamo preso atto. Al fine di garantire la continuità delle prestazioni del fondo Metasalute, il cui equilibrio finanziario è stato messo in discussione dagli effetti sull’utilizzo determinatisi nella pandemia, è stato necessario un intervento che ha introdotto una compartecipazione limitata a carico del lavoratore sulla prestazione sanitaria.

La Fiom è impegnata in una campagna di informazione e formazione delle delegate e dei delegati sulle modifiche e sulle cause intervenute e chiede alla struttura del Fondo di attivare gli strumenti necessari a dare risposte alle esigenze delle lavoratrici e lavoratori. La natura integrativa e complementare al servizio sanitario nazionale pubblico deve essere rafforzata superando gli elementi di distorsione generati dalla pandemia che hanno inciso sulle modalità di utilizzo. In tal senso si rendono necessari maggiori investimenti nel sistema sanitario nazionale attraverso nuove assunzioni e l’aumento della dotazione al fondo del SSN. Così come va evidenziata la positiva gestione del fondo di previdenza complementare Cometa che, attraverso un miglior efficientamento, ha consentito di distribuire un avanzo di 9 milioni di euro ai loro aderenti.

L’Assemblea di organizzazione nazionale della Fiom e della Cgil saranno anche l’occasione per coniugare gli impegni e le scelte sindacali con la nostra struttura e le nostre pratiche sul piano della rappresentanza, sindacalizzazione e contrattazione a partire dalla centralità dei luoghi di lavoro e delle delegate e delegati. In particolare non è più rinviabile l’apertura di una discussione sui perimetri contrattuali, campi di applicazione dei CCNL, il contrasto al proliferare di nuovi contratti nazionali di lavoro e ai contratti pirata. L’esperienza di questi anni dei metalmeccanici ha visto a più riprese il sovrapporsi di perimetri contrattuali sui nostri settori e il cambio di contratto applicato di moltissime aziende metalmeccaniche. Le scelte contrattuali della Fiom non hanno mai legittimato scelte di frammentazione contrattuale e di dumping sui diritti, per tutte queste ragioni riteniamo strumentali e inaccettabili le modalità con cui sul rinnovo del CCNL degli artigiani è stata condotto un attacco verso la nostra organizzazione che in nessun modo può essere accusata di dumping contrattuale.

La Fiom è impegnata su tutte le vertenze aziendali, di gruppo e di settore per il rilancio dell’industria, la difesa e la promozione della buona occupazione mettendo il centro il protagonismo e la partecipazione delle lavoratrici dei lavoratori sulle scelte del Paese e delle imprese.

Approvato con 7 voti contrari

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